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Il design e le creazioni di Bruno Munari |
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Il genio sperimentale di Bruno Munari (1907-1998) è in mostra a dieci anni dalla morte, al Museo dell’Ara Pacis in Roma, fino al 22 febbraio 2009. A cura di Beppe Finesi e Marco Meneguzzo ha un catalogo Sivana Editoriale.
Emilia Dodi
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| Bruno Munari – Disegna con la luce, primi anni cinquanta |
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Bruno Munari fu un fantasiosi artista e un vero genio del design, esordendo nel 1927 come futurista, realizzando nel 1932 i rayogrammi ispirati alle opere di Man Ray, creando nel 1933 la serie delle macchine inutili. Fu una figura di spicco per la creazione del MAC di Milano, ma la sua vera passione fu il design nel quale si dimostrò veramente geniale.
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| Bruno Munari – Senza titolo |
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Il Museo dell’Ara Pacis che con piccoli, ma significativi aggiustamenti, ripropone l’esposizione del centenario del 2007 tenutasi a Milano, tende a volersi significativamente dedicare a far conoscere il design anche al pubblico della Capitale.
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| Bruno Munari – Senza titolo |
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E’ una mostra che attraverso le opere fa capire quanto Munari fosse non solo un moderno, ma anche un contemporaneo. L’artista fu nel campo delle arti visive: un pittore, un grafico, un architetto, un designer, un insegnante e un pedagogo, agendo trasversalmente nel medesimo tempo e perciò non potendo essere classificato in alcun modo. Dotato di fantasia fuori dal comune, iniziò con le macchine inutili, scrisse i famosi libri illeggibili, creò sculture da viaggio, inventando senza mai ripetersi, mettendo in pratica il suo dicktat “ togliere” rendendo il tutto essenziale. Fu un essere razionale pur non ponendo limite al suo fantastico con la teoria che “l‘essenziale è invisibile agli occhi”. La mostra non è tematica , ma divisa in 5 sezioni : Dalle due alle quattro dimensioni- Metodo come metodo- Superare il limite- Annullare il tempo- Scoprire il mondo.
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| Bruno Munari – Macchina inutile 1945,legno dipinto e filo, Courtesy Archivio storico della Fondazione Jacqueline Vodoz e Bruno Danese, Milano |
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La prima parla delle 4 dimensioni, dove il rapporto spaziale contempla quello temporale che diviene la quarta, dovuta al movimento. Qui è esposta la sedia per visite brevi, e l’occhiale cinese brevettato.
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| Bruno Munari – sedia per visite brevissime(progetto 1945, realizzazione 1991) legno in noce con intarsi, sedile in alluminio produzione Zanotta |
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Al centro teche con giochi per bambini, le sculture da viaggio e alle pareti alcune opere, nonché le fotocopie mosse in modo di ottenere da un uso vietato, una diversa immagine.
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| Bruno Munari – Xerografia originale, 1964, fotocopia su carta, filo Courtesy Archivio storico della Fondazione Jacqueline Vodoz e Bruno Danese, Milano |
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Nella seconda c’è il libro di Munari, Metodo come Metodo, dove l’artista racconta con metodo un progetto, ossia da cosa nasce cosa. Al centro un spazio per i bambini con tre libri, uno a fondo nero che racconta la notte, l’altro grigio, la nebbia e il bianco, la favola. La terza è dedicata alla convinzione di Munari che pur essendoci un limite alle idee e agli oggetti, questi siano superabili, ma non annullabili. Nelle idee e nelle cose ci sono possibilità diverse di quelle assegnate dalla consuetudine, quindi i libri con colore, ma senza parole.
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Bruno Munari –libro illeggibile, volume del mac, 1953, carte colorate, Collezione Giancarlo Baccoli
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La quarta è dedicata alla possibilità di annullare il tempo, con la ricostruzione teorica di oggetti immaginari, con scritture illeggibili, e per il tempo libero un orologio dove le indicazioni delle ore si muovono liberamente con il movimento del polso. La quinta è dedicata a scoprire il mondo.
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| Bruno Munari – Bruno Munari – Multiplo ORA x, 1963, Plastica colorata, alluminio, motore d’orologio, Courtesy Archivio storico della Fondazione Jacqueline Vodoz e Bruno Danese, Milano |
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Munari voleva che ciascuno si accorgesse del patrimonio collettivo assoluto, frutto di una cultura che si è tramandata nei secoli. Saper guardare le cose non superficialmente, ma indagandole a fondo, conoscendole e riprogettandole. Qui ci sono le sue sculture fatte con rami. La mostra è completata dai Laboratori per bambini Metodo Bruno Munari.
Emilia Dodi |
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| Bruno Munari – Alta tensione, 1991 |
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